"VIVERE CON LA SINDROME DI LOWE"
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GENETICA
B. Consulenza Genetica
Le coppie a rischio (di avere figli affetti da sindrome di Lowe) devono esplorare le varie possibilità di pianificazione familiare con l'aiuto di un medico e/o genetista. I genetisti ed i consulenti genetisti possono aiutare nel valutare la probabilità di avere un bambino affetto. Determinare se la madre è portatrice o no è molto importante in quanto questo determina il rischio di avere altri figli (o nipoti) affetti.La diagnosi di portatrice è senz'altro molto importante per determinare anche lo stato delle parenti.
Diagnosi di portatrice
Le famiglie a rischio di avere un bambino con la sindrome di Lowe possono
voler conoscere la probabilità di avere un bambino affetto. Le donne
a rischio comprendono le madri e le sorelle di bambini affetti, le zie materne
del bambino e le loro figlie. Così, determinare se una donna è
portatrice o no può essere di fondamentale importanza anche per i
membri della famiglia ai fini della loro pianificazione familiare. I genetisti
ed i consulenti genetisti possono dare consigli alle coppie sui rischi riproduttivi.
In alcuni casi lo stato di portatrice di una donna non può essere
dedotto dalla sua storia familiare. Per esempio si presume che la madre di
un bambino con sindrome di Lowe sia portatrice se esiste un precedente caso
di sindrome di Lowe in famiglia. Se non ci sono altri casi, comunque, la
madre del bambino potrebbe non essere una portatrice, dal momento che la
condizione del figlio potrebbe risultare da una nuova mutazione del gene
o da mosaicismo. Comunque, anche in assenza di storia familiare di sindrome
di Lowe non si può assumere che la madre non sia portatrice. Lo stato
di portatrice deve essere determinato con gli esami.
Nella maggior parte dei casi, specie dopo la pubertà, lo stato di
portatrice si può determinare con esame dell’occhio effettuato
dall’oculista. L’esame va fatto con le pupille dilatate (da apposito
collirio). Circa il 95% di tutte le portatrici hanno lievi alterazioni del
cristallino dell’occhio, specie dopo i dieci anni e nell’età
adulta. Queste alterazioni, che appaiono come piccole macchie e fiocchi nel
cristallino distribuite in modo tipico, in genere non provocano alterazioni
della vista e, se non cercate accuratamente, possono essere scambiate per
varianti normali. Quindi il genetista deve insistere che l’esame venga
fatto da un oculista che abbia esperienza sufficiente per distinguere queste
lievi alterazioni del cristallino, tipiche delle portatrici di sindrome di
Lowe.
Se un esame affidabile rileva la presenza di queste lievi opacità
del cristallino in una donna a rischio, allora quest’ultima va considerata
una portatrice. Una donna che non presenti opacità del cristallino
in età adulta, non va considerata portatrice. A questa conclusione
comunque non si può arrivare con assoluta certezza, specie se la donna
ha meno di 15 anni. Non c’è test chimico o di laboratorio valido
per tutte le donne a rischio, ma l’analisi genetica può essere
utile in alcuni casi (Vedi Stato della ricerca, pag. 42). Infatti recentemente
è stato messo a punto presso il Baylor College of Medicine a Houston
in Texas un test basato sull’analisi del DNA (chiamato analisi DHPLC)
che indaga prima la presenza delle più comuni mutazioni della sindrome
di Lowe. Questo test si può fare anche quando non si conosce la specifica
mutazione presente nella famiglia, ed ha un'accuratezza del 95%. In alcuni
casi comunque l'esame oftalmologico rimane raccomandabile, come pure la consulenza
del genetista.
(ndt): Oggi, grazie all'interessamento e all'impegno del Dottor Loi, è
possibile diagnosticare la presenza di mutazione nel gene responsabile della
Sindrome di Lowe anche in Italia, presso il Laboratorio di Ematologia dell'Ospedale
Microcitemici a Cagliari.
Per informazioni rivolgersi all'AISLO.
Non portatrici
Quando un accurato esame oculistico della madre di un bambino con sindrome
di Lowe non rivela anomalie del cristallino, ci sono tre possibili spiegazioni
per la presenza della sindrome di Lowe nel figlio. La causa più comune
è l’insorgenza di una nuova mutazione nella cellula uovo. In
questo caso la madre non ha mutazioni del gene della sindrome di Lowe nelle
altre cellule uovo, non è una portatrice e non ha probabilità
più alte rispetto alla popolazione generale di avere un secondo figlio
affetto da sindrome di Lowe.
La seconda causa, meno frequente, è che la madre sia in realtà
una portatrice, ma rientri in quel 5% di casi di donne portatrici senza alterazioni
oculari. La probabilità di avere un figlio affetto da sindrome di
Lowe è del 25% ad ogni gravidanza (50% per ogni figlio maschio).
La terza causa, la più rara, è che esista mosaicismo nelle
cellule dell’ovaio della madre. In questo caso la madre può
avere altre cellule uovo che portano la mutazione, senza avere segni oculari
di portatrice. Il rischio di avere un altro bambino affetto o una bambina
portatrice è sensibilmente più alto di quello della popolazione
generale, ma più basso di quello delle portatrici. Sfortunatamente
non c’è nessun test biochimico o genetico che diagnostichi il
mosaicismo. Per questo motivo, anche le donne con esame oftalmologico negativo,
devono sottoporsi a test prenatali per il rischio di un insospettabile mosaicismo.
Comunque, quando la madre di un bambino con sindrome di Lowe non è
portatrice, le sorelle e le altre parenti femmine (tranne le figlie) non
sono a rischio di essere portatrici, perché in ogni caso la mutazione
si è verificata come un nuovo evento genetico nella madre.
Opzioni per la pianificazione familiare
Le coppie a rischio si trovano di fronte ad una serie di opzioni. Alcune,
pronte ad affrontare il rischio decidono per la gravidanza, altre prendono
in considerazione un test prenatale. Altre coppie decidono di ricorrere a
tecniche di fecondazione che utilizzano cellule uovo da donne non portatrici.
Altre possono essere interessate a tecniche che aumentano la possibilità
di concepire una femmina, dato che le femmine, anche se portatrici, non sviluppano
la malattia. Se si sceglie il test prenatale e se il feto è maschio,
si può procedere all’esame biochimico dell’attività
enzimatica, uguale a quello utilizzato per la diagnosi di sindrome di Lowe.
Questo test si può effettuare anche nei casi in cui non sia assolutamente
accertato lo stato di portatrice della madre e in quelli in cui non si sia
identicata la specifica mutazione del gene nella famiglia. Il test prenatale
si può fare in due modi: esame dei villi coriali, che si fa alla 11a-13a
settimana, o amniocentesi, che si fa alla 15a-18a settimana. Sebbene il prelievo
si possa fare in qualsiasi presidio, al momento attuale l’analisi dell’attività
dell’enzima OCRL si può fare solo al dipartimento di genetica
umana e molecolare al Baylor College of Medicine a Houston in Texas. Per
far eseguire il test i medici possono rivolgersi allo 01-800-246-2436 o 01-713-798-4982
o mandare un e-mail a: bioc@bcm.tmc.edu. Come per qualsiasi esame prenatale,
il test va pianificato ben prima della gravidanza. In alcuni casi è
stata suggerita la diagnosi genetica pre-impianto. Questa tecnica prevede
la fertilizzazione in vitro e l’esame del DNA nelle cellule uovo fertilizzate
alla ricerca della mutazione del gene. Gli embrioni nei quali non si rivela
la mutazione possono essere impiantati. La diagnosi pre-impianto è
stata utilizzata con successo in alcune malattie genetiche, ma non è
stata estesamente testata nel caso della sindrome di Lowe e quindi rimane,
al momento, solo una possibilità teorica. La diagnosi genetica pre-impianto
è un esame del DNA che richiede un’accurata conoscenza dell’alterazione
del gene specifica della famiglia. Non può essere utilizzata pet il
test enzimatico della sindrome di Lowe perché il materiale che si
può analizzare è insufficiente.
(ndt): Oggi, grazie all'interessamento e all'impegno del Dottor Loi, è
possibile diagnosticare la presenza di mutazione nel gene responsabile della
Sindrome di Lowe anche in Italia, presso il Laboratorio di Ematologia dell'Ospedale
Microcitemici a Cagliari.
Per informazioni rivolgersi all'AISLO.
Molti fattori possono influenzare le decisioni di pianificazione familiare
e si basano su considerazioni personali, familiari, etiche, religiose, così
come economiche, educative e geografiche. In conclusione, la decisione giusta
per ogni individuo o famiglia è quella che è la più
accettabile al momento in cui si prende e rimane accettabile quando la si
riconsidera in tempi successivi.


